Liquinvex è un marketplace di vini pregiati, dove gli utenti possono comprare bottiglie rare, investire nel vino e vendere attraverso la piattaforma.
Il loro target sono investitori che vogliono differenziare i loro portafogli d’investimento aprendo una posizione in vini pregiati.
TL;DR - Key Results
- Da bloccati a live in 1 settimana
- Ingresso nell’acceleratore Nana Bianca dopo 6 mesi
- 2 anni di collaborazione solida
Quando il problema non è il prodotto
Ottobre 2023: Riccardo mi scrive dopo che ci eravamo sentiti tramite zerocento.
La situazione era paradossale: avevano un’applicazione funzionante, utenti iOS che la usavano, richieste concrete da utenti Android, ma non riuscivano a metterla sullo store.
Il problema? Una collaborazione precedente finita male…
Il contratto era stato interrotto, la comunicazione era saltata e due founder senza competenze tecniche sono rimasti bloccati con un prodotto a un passo dal lancio.
Erano fermi da quasi due mesi: gli investitori aspettavano, i clienti chiedevano la versione Android ma il business era congelato.
La prima cosa che ho pensato è stata: “Questo è assurdo. Un prodotto pronto che non può uscire”.
Non gli ho fatto mille domande.
Non ho preparato preventivi o contratti articolati.
Gli ho detto: “Mandami tutto, in una settimana sei live gratis, poi vediamo se ha senso lavorare insieme.”
Il gesto che ha costruito la fiducia
Quella prima settimana è stata cruciale per due motivi.
Il primo, ovvio: li ho sbloccati.
Il secondo, meno ovvio ma più importante: ho dimostrato che volevo aiutarli davvero. Non stavo cercando un contratto veloce o un cliente da spremere.
Mi dispiaceva vedere una situazione del genere, e volevo che il loro prodotto vedesse la luce.
Riccardo e Francesco (i due co-founder) avevano avuto un’esperienza negativa con collaboratori esterni e così erano diffidenti, giustamente.
Ma quel gesto ha cambiato tutto.
Dopo quella settimana abbiamo iniziato a parlare di collaborazione vera.
E da li sono entrato. Completamente.
Costruire un prodotto con le risorse che hai, non quelle che vorresti
Liquinvex è un marketplace di vini pregiati. Gli utenti possono comprare bottiglie rare, investire nel vino, e ora anche vendere attraverso la piattaforma.
Il prodotto che ho trovato non era sviluppato male, ma mancavano funzionalità critiche e soprattutto mancava una direzione chiara su cosa costruire prima.
Come sempre succede con le startup early-stage, i founder avevano una lista infinita di “vorremmo fare”, ma le risorse erano limitate e il budget era quello che era.
Abbiamo impostato una metodologia MoSCoW classica con Kanban board, e abbiamo fatto una cosa che molti sottovalutano: tracking sistematico con Mixpanel per capire cosa funzionava davvero.
Non stavamo costruendo feature perché sembravano fighe. Stavamo costruendo feature perché i dati ci dicevano che servivano.
Ho portato dentro quattro persone dal mio network: un backend developer, un frontend developer, una persona per il prodotto e una designer. Tutti freelance, tutti fidati, tutti abituati a lavorare con budget limitati e deadline strette.
Il coordinamento era settimanale e asincrono via Discord dove definivamo le attività, fissavamo un budget, e loro le portavano avanti. Niente micro-management, niente call infinite. Solo pura execution.
Lo stack era React Native per il mobile, Laravel per il backend, PostgreSQL per il database.
Abbiamo dovuto rifare diverse parti del codice originale, ma niente di trascendentale. Il focus era rilasciare valore velocemente, non riscrivere tutto alla perfezione.
La notte del telefono hackerato
Una delle funzionalità più critiche per Liquinvex erano le push notifications.
Il loro modello di business si basa su bottiglie limitate che vanno a ruba in pochi minuti.
Quindi se un utente non riceve la notifica al momento giusto, perde l’opportunità. Game over.
Giovedì sera dovevo testare le push su Android prima del rilascio, ma c’era un piccolo problema: avevo solo un iPhone.
Così chiedo a mio padre il suo vecchio Android… Lo accende e scopro che il sistema operativo è troppo vecchio per far girare Liquinvex.
Opzione 1: aspettare il giorno dopo, comprare un telefono di test, perdere tempo prezioso.
Opzione 2: hackerare il telefono, installare una versione custom di Android che supportasse l’app, testare tutto quella sera stessa.
Ho scelto l’opzione 2.

Ho passato ore (questa è per i più nerd) a flashare ROM custom, sbloccare bootloader, pregare che non si brickasse il telefono di mio padre. Nel mentre Riccardo e Francesco ricevevano aggiornamenti live, video inclusi, di me che smanettavo con cavi USB e comandi da terminale.
Alle 23 circa, il telefono girava, l’app funzionava e le push notifications arrivavano perfettamente.
Il giorno dopo hanno capito una cosa fondamentale: non stavo solo facendo il mio lavoro. Stavo portando avanti la loro missione come se fosse la mia.
I risultati che contano
In sei mesi dal mio ingresso, Liquinvex è entrata in Nana Bianca, uno degli acceleratori più competitivi d’Italia.
Hanno raccolto €110.000 che hanno usato per continuare lo sviluppo e finanziare la nostra collaborazione nei mesi successivi.
Abbiamo costruito funzionalità critiche come:
- Sistema di acquisto completamente rivisto
- Riscatto accelerato per bottiglie premium
- E infine, il marketplace completo che permette agli utenti non solo di comprare ma anche di vendere
Il team freelance che ho portato dentro? È ancora con loro oggi… Fanno fix, piccole implementazioni e supporto continuo (non hanno dovuto ricostruire nulla da zero).
E alla fine, abbiamo lavorato insieme per due anni.
La verità scomoda del B2C consumer
Liquinvex oggi è un prodotto tecnicamente solido: l’architettura regge, le funzionalità ci sono e il team sa come iterare e migliorare.
Ma il mercato consumer è spietato.
Non importa quanto il prodotto sia ben fatto se la distribuzione non funziona.
Non importa quante funzionalità hai se non riesci a portare utenti a bordo in modo sostenibile.
Questa è la lezione più dura che ho imparato con Liquinvex: la tecnologia è necessaria, ma non sufficiente.
Nel B2B enterprise (come nel caso di Talentware), se costruisci qualcosa di solido e risolvi un problema vero, il prodotto si vende.
Le vendite sono lunghe ma prevedibili e i clienti pagano cifre che giustificano investimenti tecnici importanti.
Nel B2C consumer? Distribution is king. Sempre. Senza eccezioni.
Puoi avere il miglior marketplace di vini del mondo, ma se non hai budget per marketing, se non hai una strategia di acquisizione utenti scalabile, se non hai il timing giusto, il prodotto rimane lì.
Funzionante, bello ma inutilizzato.
E questo non toglie nulla al lavoro fatto insieme. Non toglie nulla alla qualità del prodotto. Non toglie nulla alla dedizione di Riccardo e Francesco, che sono founder tosti che stanno affrontando un mercato difficilissimo.
Significa solo che il successo di una startup dipende da molto più della tecnologia.

I fattori decisivi
- La fiducia si costruisce con i gesti, non con i contratti. Sbloccarli gratis la prima settimana ha creato una base di fiducia che è durata due anni. Quando i founder sanno che sei dalla loro parte, tutto diventa più semplice.
- Budget limitato = disciplina forzata. Non potevamo permetterci errori o feature inutili. Ogni scelta doveva essere giustificata da dati o da necessità di business concrete. Questa disciplina ha reso il prodotto più solido.
- Il B2C consumer è una bestia completamente diversa. La tecnologia è solo una delle variabili. Distribution, timing, marketing, network effect contano molto di più. Se stai pensando a un prodotto consumer, assicurati di avere risposte chiare su come distribuirlo prima ancora di scrivere una riga di codice.
Liquinvex mi ha insegnato qualcosa che nessun progetto B2B mi aveva mai mostrato con questa chiarezza: puoi fare tutto giusto tecnicamente e comunque non vincere.
E va bene così. Fa parte del gioco.
Per i founder che stanno leggendo
Se sei bloccato con un prodotto a metà, trovare qualcuno che ti sblocchi vale più di qualsiasi feature nuova. Il momentum è tutto. Ogni mese che passa con il prodotto fermo è un mese in cui i competitor avanzano e gli utenti dimenticano.
Avere budget limitato è un vincolo che ti obbliga a fare scelte intelligenti. Le migliori collaborazioni che ho avuto sono state con founder che avevano poco budget ma molta chiarezza su dove volevano arrivare. La scarsità di risorse elimina il rumore e lascia solo l’essenziale.
Se stai costruendo un prodotto consumer, pensa alla distribuzione dal giorno zero. La tecnologia è il prezzo del biglietto, non il biglietto stesso. Chiediti: come porterò utenti a bordo? Quanto costa acquisirne uno? Come scalare? Se non hai risposte, fermati e trovale prima di investire mesi di sviluppo.
Il successo di una collaborazione non si misura solo in metriche di business. Liquinvex è un caso in cui abbiamo costruito un prodotto solido, sbloccato opportunità importanti, e lavorato insieme per due anni con trasparenza totale. Il mercato ha detto la sua, come sempre fa. Ma il lavoro fatto resta, e resta fatto bene.
La domanda non è “il prodotto ha avuto successo?” ma “abbiamo costruito quello che serviva con le risorse che avevamo?”
E la risposta, in questo caso, è sì.